Pensioni in Germania e in Italia
Ciao, sono Maurizio, autore di ViviGermania, e oggi voglio parlarti di un tema che riguarda moltissimi italiani che hanno deciso (o stanno pensando) di vivere in Germania: le pensioni.
Un argomento che può sembrare noioso o complicato, ma che in realtà tocca la vita di tutti noi. Ti racconto in modo semplice quello che ho imparato anche grazie alle dirette che ho fatto con Daniela Beltoldi, esperta del patronato ACLI di Stoccarda, che ogni volta ci illumina con spiegazioni chiare e pratiche.
So che magari la pensione ti sembra lontana, ma credimi: prima o poi arriva per tutti, e avere le idee chiare oggi ti eviterà brutte sorprese domani.
Come funzionano le pensioni in Germania
La regola base in Germania è semplice: per avere diritto alla pensione devi avere almeno 5 anni di contributi versati (i tedeschi lo chiamano Mindestversicherungszeit).
Senza quei 5 anni minimi non puoi accedere alla pensione tedesca, a meno di integrare con contributi esteri.
📌 Età pensionabile:
Per chi è nato dopo il 1964, la pensione di vecchiaia in Germania scatta a 67 anni.
Ci sono pensioni anticipate, ma servono molti anni di contributi (35 o 45) e spesso comportano penalizzazioni sull’importo.
Curiosità: in Germania le pensioni altissime come quelle da 5.000–6.000 euro che talvolta sentiamo in Italia praticamente non esistono. Perché? Perché c’è un tetto massimo ai contributi versabili, quindi anche chi guadagna molto non potrà avere una pensione astronomica. In pratica, la pensione massima in Germania si aggira intorno ai 3.000 euro lordi al mese.
Quando hai contributi in Italia e in Germania
Questa è la situazione più comune per chi ha deciso di vivere in Germania: hai magari 10–15 anni di lavoro in Italia e poi altri anni in Germania.
Come funziona allora? Perdi tutto? No, per fortuna.
Grazie agli accordi europei, i contributi versati nei diversi Paesi possono essere totalizzati. Significa che, se non raggiungi i 5 anni in Germania, puoi sommare i tuoi periodi italiani (o di altri Paesi UE) per avere comunque diritto a una pensione.
In questo caso riceverai una pensione “pro-rata” da ciascun Paese: ognuno ti pagherà una quota proporzionale agli anni che hai versato.
Esempio: se hai 16 anni in Italia e 8 in Germania, non perderai nulla. L’INPS ti pagherà la parte italiana e la Deutsche Rentenversicherung quella tedesca.
Pensione in Italia vs pensione in Germania: le differenze
📊 Ecco alcune differenze interessanti:
Anzianità contributiva minima:
Italia: servono 20 anni per la pensione di vecchiaia.
Germania: bastano 5 anni, ma con età 67.
Età pensionabile:
Italia: 67 anni (dal 2027 +3 mesi).
Germania: 67 anni già stabiliti per i nati dopo il 1964.
Pensioni anticipate:
Italia: servono oltre 42 anni e 10 mesi per gli uomini.
Germania: con 35 anni puoi accedere, ma con penalizzazioni sull’importo.
Un aneddoto curioso: molti italiani mi scrivono convinti che con la pensione tedesca, tornando in Italia, vivranno da “ricchi”. La verità? Non è più come negli anni ‘80, quando con il marco forte e la lira debole bastava fare il cambio per guadagnarci. Oggi l’euro ha uniformato le cose e, in più, ci sono le tasse che mordono da entrambe le parti… quindi occhio a fare i conti!
Pensione tedesca e tasse: la sorpresa meno piacevole
Lo sapevi che anche sulle pensioni tedesche bisogna pagare le tasse?
Molti rimangono sorpresi. In realtà, anche tornando a vivere in Italia con una pensione tedesca, l’IRPEF italiana va comunque pagata.
Negli ultimi anni ci sono stati anche problemi burocratici: il Finanzamt di Brandenburg, che dovrebbe rilasciare i certificati di tassazione, non riesce a smaltire tutte le richieste. Risultato? Pensionati che si vedono trattenere più tasse del dovuto, in attesa di chiarimenti.
Non è un caso se tanti pensionati tedeschi si trasferiscono oggi a Cipro o in Bulgaria, dove le tasse sono molto più leggere. Una volta il paradiso dei pensionati era il Portogallo, ma la legge è cambiata e molti si sono spostati altrove. Qualcuno addirittura in Albania!
Contributi volontari: un’opzione poco conosciuta
Se ti mancano pochi anni per raggiungere i famosi 5 anni in Germania, puoi versare dei contributi volontari.
Il costo non è proibitivo: circa 100 euro al mese. In alcuni casi conviene, perché così non perdi il diritto alla pensione tedesca.
Un esempio reale: una signora che aveva lavorato 4 anni e mezzo in Germania negli anni ‘80 ha deciso di versare contributi volontari per arrivare a 5 anni tondi. In questo modo, ha sbloccato il diritto alla pensione. Senza quei mesi extra avrebbe perso tutto.
Attenzione ai tempi dell’INPS
Qui una nota dolente: se fai domanda dall’Italia, spesso i tempi sono lunghi, anche oltre un anno. E in alcuni casi estremi si parla di pratiche ferme da tre anni.
Il consiglio che danno dal patronato è semplice: non aspettare troppo e non lasciare scadere i termini, perché rischi di perdere anche gli arretrati.
Consulenze gratuite e come muoverti
Per fortuna non sei solo: i patronati come le ACLI di Stoccarda offrono consulenze gratuite, anche online, per fare i calcoli e capire a cosa hai diritto.
Il mio consiglio è di rivolgerti sempre a un patronato quando si parla di pensioni.
Puoi scrivere una mail con tutti i tuoi dati (nome, cognome, indirizzo, data di nascita, numero di telefono) così loro possono aprire subito la pratica senza doverti richiedere informazioni.
Un piccolo consiglio personale: non aspettare di essere vicino alla pensione per informarti. Meglio muoversi per tempo.
Vivere in Germania e pensare al futuro
So che magari tu stai ancora cercando lavoro o hai appena iniziato la tua avventura in Germania, e forse parlare di pensioni ti sembra prematuro. Ma ricorda: il sistema tedesco è molto diverso da quello italiano. Capire ora come funziona ti aiuta a fare scelte consapevoli.
E se vuoi un consiglio spassionato: tieni sempre traccia dei tuoi contributi, sia italiani che tedeschi. Eviterai brutte sorprese quando, un giorno, anche tu ti siederai a fare i conti con la pensione.
Conclusione
Le pensioni in Germania non sono un mistero, ma bisogna conoscerne bene regole e differenze rispetto all’Italia.
Se hai lavorato in entrambi i Paesi, non perderai i tuoi contributi: verranno totalizzati e riceverai una pensione pro-rata.
Ci sono tasse da considerare, tempistiche lunghe, ma anche opportunità come i contributi volontari.
Io, come sempre, sono qui per aiutarti a capire meglio la Germania e a viverla senza illusioni ma anche senza paure.
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Maurizio Palese
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