La mia vita in valigia
Ci sono storie che non nascono da un’idea di business, ma da una necessità.
La mia vita in valigia nasce così: da un percorso di migrazione complesso, fatto di più partenze, più identità e molte domande senza risposta.
L’ideatore del progetto non arriva in Germania “per moda” o per curiosità. Arriva dopo aver già vissuto un primo sradicamento: nato in Kosovo, cresce in Italia fin da bambino, si forma lì, studia, costruisce un’identità che sente pienamente italiana. Per anni la sua vita è in equilibrio, finché – come per molti – quell’equilibrio inizia a scricchiolare.
La Germania entra nella sua vita quasi in sordina, come un’idea lontana. Poi diventa una scelta concreta. Il trasferimento arriva in un momento complicato: l’università non è ancora finita, le certezze sono poche, le aspettative tante. E come spesso accade quando si emigra, la realtà si presenta subito per quello che è: dura, disordinata, lontana dalle immagini idealizzate.
C’è lo studio a distanza, lo stress, la solitudine. C’è il giorno della laurea… e quello dopo, il primo turno in fabbrica. Un passaggio che pesa, che fa male all’orgoglio, che ti fa sentire di aver sbagliato tutto. Ma è anche lì che inizia a formarsi qualcosa di diverso: la consapevolezza che nessun lavoro ti definisce, e che a volte serve partire dal basso per rimettere ordine.
Col tempo arrivano la lingua, l’università in Germania, una nuova città, nuove competenze. Arriva anche un lavoro ben pagato, apparentemente “perfetto”, oltre confine, in Lussemburgo. Ma non sempre ciò che funziona sulla carta funziona nella vita reale. I ritmi diventano insostenibili, il senso si perde, e arriva una decisione difficile: fermarsi. Lasciare un lavoro sicuro per non perdere se stessi.
È in quel momento che ritorna La mia vita in valigia. Un progetto nato anni prima come semplice blog, che in passato era stato una guida silenziosa proprio nei momenti di smarrimento iniziale. Quello spazio, che un tempo aiutava a capire la Germania, diventa ora qualcosa di più grande.
Non un racconto “tutto rose e fiori”, ma nemmeno una condanna continua. L’idea è chiara fin dall’inizio: raccontare la Germania per quello che è davvero, con le sue opportunità e le sue rigidità, senza slogan, senza estremismi. Un luogo dove si può stare bene, ma solo se si capisce come funziona.
Oggi La mia vita in valigia è una piattaforma viva, seguita da migliaia di persone, soprattutto su Instagram, e costruita attorno a una community che ha bisogno di orientamento, non di illusioni. I contenuti parlano di burocrazia, lavoro, lingua, società, ma sempre partendo dalla vita reale, da quello che succede quando chiudi la porta di casa e devi cavartela da solo.
Accanto all’informazione gratuita, il progetto è cresciuto anche in servizi pratici: spiegare lettere e documenti tedeschi, chiarire cosa fare e cosa non fare, aiutare le persone a non sentirsi perse davanti a una buca delle lettere piena di fogli incomprensibili. Non per sostituirsi alle istituzioni, ma per fare da ponte.
La mia vita in valigia non promette scorciatoie. Promette qualcosa di più onesto: accompagnarti mentre costruisci la tua strada. Perché emigrare non è mai solo cambiare Paese. È rimettere in discussione chi sei, cosa sai fare e dove vuoi andare.
E se c’è una cosa che questa storia insegna, è che non serve avere tutto chiaro prima di partire. Serve solo non partire da soli.
Link Utili
- Segui la mia vita in valigia su Instagram;
- Scrivi la tua domanda;
- Richiedi la tua consulenza personale;
- Traduci il tuo Curriculum;
- Vuoi prendere la patente del muletto?;
- Cerchi lavoro anche con alloggio?;
- Vuoi promuovere la tua attività? Vuoi collaborare con me?
- Impara il tedesco facilmente!
- Vuoi risparmiare sulla tua Assicurazione?
- Supporta Vivigermania anche solo con un caffè! Grazie.











Maurizio Palese
Maurizio Palese
Maurizio Palese
Maurizio Palese




