Elvira La Blunda
Ciao! Sono Maurizio, fondatore di www.vivigermania.eu, e oggi voglio condividere con te una storia che mi ha profondamente toccato. Si tratta della testimonianza di Signora Elvira La Blunda, una delle dodici persone che abbiamo intervistato per celebrare i 70 anni degli accordi Italia-Germania.
Se stai pensando di trasferirti in Germania o se già vivi qui e vuoi capire meglio le radici dell’emigrazione italiana in questo paese, questa storia ti darà una prospettiva unica su cosa significava vivere in Germania negli anni ’60.
Il progetto “La Forza di partire”: 70 anni di storia tra Italia e Germania
Prima di immergerci nella storia di Elvira, lascia che ti racconti brevemente del progetto che ha reso possibile questa intervista. In occasione del 70° anniversario degli accordi bilaterali Italia-Germania, il COMITES di Stoccarda ha realizzato un documentario intitolato “La Forza di Partire – 70 anni di storia tra Italia e Germania“.
Il progetto, voluto dal COMITES Stoccarda nella figura del Presidente Gino Bucci, realizzato con il contributo del Ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale e del Consolato Generale Italiano a Stoccarda, raccoglie le testimonianze di 12 persone ultraottantenni che hanno vissuto l’esperienza dell’emigrazione in prima persona. Le interviste sono state curate da Valentina Linzalata, mentre io ho avuto l’onore di occuparmi della regia.
Il film documentario è stato presentato nel corso della manifestazione di presentazione tenutasi il 29 novembre 2025 alla presenza di oltre 350 persone ed innumerevoli personalità della politica tedesca ed italiana. Trovi tutti gli interventi ed il video della serata nell’articolo a questo LINK.
Queste storie non sono solo un tributo al passato, ma una lezione preziosa per chiunque oggi stia considerando il grande passo di trasferirsi in Germania. Ti consiglio vivamente di guardare il documentario completo per immergerti completamente in queste testimonianze straordinarie.
Agira, Sicilia: l’Infanzia interrotta di Elvira
La storia di Elvira inizia ad Agira, un paese in provincia di Enna, in Sicilia. Nata e cresciuta in Via Barcellona, nella parrocchia di Santa Margherita, Elvira ha vissuto in Sicilia solo fino ai 10-11 anni. “Andavo a scuola e giocavo, come si usa a giocare in Italia”, racconta con nostalgia.
La sua infanzia siciliana è stata bruscamente interrotta quando la famiglia si trasferì a Catania per motivi di salute della madre. Ma il destino aveva in serbo per lei un colpo ancora più duro: a soli 13 anni perse la madre. Questo evento tragico avrebbe segnato profondamente il corso della sua vita.
La decisione di emigrare: Germania, 1964
Nel 1964, quando Elvira aveva 17 anni, suo padre prese una decisione che avrebbe cambiato per sempre il destino della famiglia. “Mio padre si è messo in testa che dovevamo venire qua”, ricorda Elvira. Non fu una sua scelta, ma quella di un padre vedovo con figli da crescere, che cercava opportunità migliori.
La decisione fu facilitata dal fatto che in Germania c’erano già i cognati di Elvira – i mariti delle sue sorelle – che avevano aperto la strada. Passando dalla Francia, dove viveva un’altra sorella, arrivarono finalmente in Germania a dicembre dello stesso anno.
Il primo ricordo che Elvira ha della Germania è potente e vivido: “La neve, la neve, quella non me l’ho dimenticata mai quando sono arrivata a Ulm”. Arrivò con scarpe normali, inadatte al clima tedesco, impreparata al freddo che l’avrebbe accolta.
Ma ciò che colpisce della sua storia è la rapidità con cui dovette adattarsi. “Il lavoro già l’avevamo pronto, sia mio padre che io. Ci siamo messe a lavorare senza capire una parola di tedesco, niente completamente, zero.”
Questa è una realtà che molti italiani che considerano l’emigrazione italiana in Germania sottovalutano: l’impatto culturale e linguistico può essere travolgente, soprattutto quando si arriva senza alcuna preparazione.
Vivere in Germania senza conoscere la lingua: l’Integrazione di Elvira
Una delle parti più interessanti della testimonianza di Elvira riguarda il suo approccio alla lingua tedesca. Contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, non trovò enormi difficoltà: “Stringevo le spalle quando non capivo, ma una volta il tedesco, una volta io, servava al dunque.”
Il suo primo lavoro fu in una fabbrica di tappeti a Ulm, dove lavorò dal 1964 al 1968. Qui incontrò una collega tedesca con cui sviluppò un rapporto particolare: “Lei si imparava l’italiano, io il tedesco”. Elvira ricorda con un sorriso un episodio divertente quando la collega le insegnava i colori: “Volevo sapere che colore è questo, verde, che colore è questo, giallo. Poi una volta mi ha detto, io vado a prendere il venerdì. Ho detto, ma che è sto venerdì?”
L’esperienza lavorativa: rispetto e solidarietà
Uno degli aspetti più significativi della storia di Elvira è il trattamento che ricevette dai tedeschi. “Se devo dire male dei tedeschi, non ne dico, perché ho trovato sempre persone…” afferma con convinzione.
Un episodio particolarmente toccante riguarda quando suo marito ebbe un infortunio sul lavoro. Elvira era incinta e doveva raggiungere l’ospedale di Saffranberg, un posto che non conosceva. Quando la responsabile dell’ufficio vide la sua confusione, chiamò un autista per accompagnarla. “Ha chiamato un autista e mi ha portato all’ospedale”, ricorda ancora commossa.
Questa solidarietà si ripeté quando, per tornare a casa, incontrò una signora italiana che lavorava all’ospedale e che, vedendola in difficoltà, si offrì di accompagnarla: “Signora vengo con me”.
La storia d’amore di Elvira è degna di un romanzo. Conobbe suo marito attraverso una coincidenza: stavano cercando suo padre per conto di un conoscente comune. “Con la scusa di questo ci siamo viste la prima volta con mio marito”, racconta sorridendo.
Il corteggiamento fu lungo e complicato. Suo marito, che aveva solo 19-20 anni, le mandò una cartolina di Natale dall’Italia: “Auguro buone feste”. Quando Elvira la ricevette in fabbrica, sentì “le farfalle nella pancia”, ma non osò nemmeno portare la cartolina a casa.
La situazione divenne però insostenibile a causa delle rigide regole imposte dal padre di Elvira: “Non ci dovevamo sedere vicino, e non ci dovevamo fare questo, e non dovevamo fare quello.” Così, in un lunedì mattina del 1965, fecero la “fuitina” – la fuga d’amore tipica della tradizione siciliana, ma questa volta in terra tedesca.
“Un lunedì mattina l’ho incontrato… Mi disse, i punti sono due. Oh, se tu mi vuoi proprio, stamattina facciamo la furtina”, ricorda Elvira. Invece di andare a lavorare, presero due giorni di ferie con una scusa e si rifugiarono prima verso Stuttgart, poi da amici paesani ad Ankenau, a sei chilometri da dove viveva il padre.
La vita in Germania: tra nostalgia e appartenenza
Dopo essersi sposata nel giugno del 1965, Elvira costruì la sua vita in Germania. Ebbe quattro figli, uno dei quali nato in Italia. La sua famiglia si radicò profondamente nel territorio tedesco: “Adesso ora mi faccio ridere, però i miei figli quando sono vecchie… mio figlio grande mi ha detto, mamma, quando tu diventi più vecchia, io poi sono in pensione. Ti accudisco.”
Interessante è la riflessione di Elvira sul senso di appartenenza dei suoi figli. Uno di loro, laureato e Geschäftsführer (direttore generale) a Bolzano, le confessò: “Io pensavo che Bolzano era come la Germania… invece come Agira Bolzano? Se vai alla posta devi fare la fila. Se vai in banca devi fare la fila.”
Elvira stessa ha vissuto un’evoluzione nel suo rapporto con l’Italia e la Germania. Inizialmente, lei e il marito pensavano di tornare in Sicilia una volta in pensione. Ma con il passare degli anni, con i figli che si sposavano e i nipoti che nascevano, le priorità cambiarono: “Dice, ormai i figli sono qua. Dobbiamo restare qua.”
Oggi Elvira è serena con la sua scelta: “Sono contenta che mio marito è qua. Due passi io vado al cimitero. Quando voglio. Come voglio.” Ha trovato il suo equilibrio tra due culture, mantenendo le tradizioni italiane ma abbracciando la praticità tedesca.
Lezioni per chi vuole vivere in Germania oggi
La storia di Elvira offre lezioni preziose per chiunque stia considerando di vivere in Germania oggi:
1. L’Adattamento è Possibile, Anche Senza Preparazione Elvira arrivò senza conoscere una parola di tedesco, eppure riuscì a costruire una vita piena e soddisfacente. La chiave fu la sua apertura mentale e la volontà di imparare.
2. La Comunità Italiana è una Risorsa In momenti difficili, come quando doveva raggiungere l’ospedale, furono proprio altri italiani ad aiutarla. La comunità italiana in Germania è ancora oggi una rete di supporto fondamentale.
3. I Tedeschi Non Sono Freddi, Sono Riservati Contrariamente agli stereotipi, Elvira ha sempre trovato solidarietà e rispetto da parte dei tedeschi. La chiave è capire le differenze culturali senza giudicarle.
4. L’Integrazione Non Significa Dimenticare le Origini Elvira ha trasmesso ai suoi figli la cultura siciliana – “Le feste, il rispetto, l’ho fatta a modo mio” – pur vivendo pienamente la realtà tedesca.
5. La Germania Offre Stabilità e Opportunità Nonostante la nostalgia per l’Italia, Elvira riconosce che in Germania “tutti qua sono a Soletta e basta” – tutto funziona, è organizzato, prevedibile.
Una delle riflessioni più profonde di Elvira riguarda il senso di appartenenza. Quando le viene chiesto cosa significhi per lei, risponde con semplicità: “La cultura, diciamo, come sono cresciuta, l’ho trasmessa ai miei figli. Le feste, il rispetto, l’ho fatta a modo mio.”
Questa è forse la vera lezione dell’emigrazione italiana in Germania: non si tratta di scegliere tra essere italiani o tedeschi, ma di costruire una nuova identità che incorpora il meglio di entrambe le culture.
Elvira oggi vive a pochi chilometri da dove arrivò quella notte nevosa del 1964. I suoi quattro figli sono tutti nelle vicinanze (tranne uno a Monaco che “viene spesso”). Ha trovato la sua pace, il suo posto nel mondo, a cavallo tra due culture.
Conclusioni: la forza di partire, la forza di restare
La storia di Elvira ci insegna che l’emigrazione non è solo “la forza di partire”, ma anche la forza di costruire, adattarsi, resistere alle difficoltà e, infine, mettere radici in una terra che inizialmente sembrava così estranea.
Per te che stai leggendo e che forse stai pensando di trasferirti in Germania, ricorda: ogni grande avventura inizia con un primo passo nel buio, proprio come quello di Elvira sulla neve di Ulm con le scarpe sbagliate. Ma con coraggio, apertura mentale e la volontà di abbracciare una nuova cultura senza rinunciare alle proprie radici, è possibile costruire una vita ricca e piena.
Ti invito caldamente a guardare il documentario completo “La Forza di Partire – 70 anni di storia tra Italia e Germania” per ascoltare anche le altre undici testimonianze che abbiamo raccolto. Ogni storia è unica, ogni esperienza offre spunti diversi.
Non perderti le prossime storie! Iscriviti alla newsletter di www.vivigermania.eu per rimanere aggiornato sulle prossime testimonianze e su tutto ciò che riguarda la vita degli italiani in Germania. Tra due settimane pubblicheremo il prossimo video dedicato a Emilio Tancredi – un’altra storia straordinaria che non vorrai perdere.
Se questa storia ti ha toccato o pensi possa essere utile a qualcuno che conosci e che sta pensando di trasferirsi in Germania, condividila! L’esperienza di chi ci ha preceduto è il dono più prezioso che possiamo ricevere quando ci prepariamo ad affrontare un grande cambiamento.
A presto,
Maurizio
www.vivigermania.eu
Link Utili
- Scrivi la tua domanda;
- Richiedi la tua consulenza personale;
- Traduci il tuo Curriculum;
- Vuoi prendere la patente del muletto?;
- Cerchi lavoro anche con alloggio?;
- Vuoi promuovere la tua attività? Vuoi collaborare con me?
- Impara il tedesco facilmente!
- Vuoi risparmiare sulla tua Assicurazione?
- Supporta Vivigermania anche solo con un caffè! Grazie.












Maurizio Palese
Maurizio Palese
Maurizio Palese
Maurizio Palese




