Storie di italiani: Michele Marchisella


La forza di partire: la storia di Michele e l’emigrazione italiana che ha cambiato il vivere in Germania

Introduzione: perché raccontare queste storie di emigrazione italiana

Quando ti parlo di emigrazione italiana verso la Germania non ti sto raccontando solo la “storia degli altri”, ma anche le radici di quello che oggi chiamiamo vivere in Germania. Io sono Maurizio, vivo a Stoccarda e con Vivigermania ogni giorno aiuto italiani come te a orientarsi tra burocrazia, lavoro, lingua e integrazione. Per capire davvero cosa significa fare la valigia e ricominciare da zero, dobbiamo tornare indietro di 60‑70 anni, quando ragazzi di 20 anni prendevano un treno senza sapere una parola di tedesco.

In questo articolo voglio farti entrare nella storia di Michele Marchisella, nato nel 1937 ad Accettura, in Basilicata, uno dei 12 protagonisti ultraottantenni del documentario “La forza di partire”, che ho realizzato per i 70 anni dell’accordo bilaterale Italia‑Germania del 1955. Ti racconto la sua storia come se fossimo seduti a prendere un caffè, perché nelle sue parole trovi tante risposte alle domande che forse ti fai anche tu oggi: “Ce la farò?”, “Come sarà la vita in Germania?”, “Ne vale davvero la pena?”.

Il contesto storico: dagli accordi Italia‑Germania all’emigrazione italiana di massa

Il 20 dicembre 1955 Italia e Germania firmarono a Roma l’accordo per il reclutamento e il collocamento di manodopera italiana nella Germania Federale. La Germania Ovest era in pieno boom economico, ma mancavano lavoratori; in Italia, soprattutto al Sud e nelle zone rurali, c’erano povertà e disoccupazione. Da questo incastro di bisogni nacque quello che oggi ricordiamo come uno dei capitoli più importanti della emigrazione italiana del dopoguerra.

Quegli accordi hanno aperto la strada a centinaia di migliaia di italiani che, tra anni Cinquanta e Sessanta, sono partiti verso le fabbriche, le ferrovie, l’edilizia e l’industria tedesca. Le loro storie non sono fatte solo di buste paga e contratti, ma di famiglie divise, lettere scritte a mano, nostalgia e allo stesso tempo speranza di costruire una vita più dignitosa. Se oggi parlare di vivere in Germania ti sembra quasi normale, è perché questa generazione ha fatto da ponte, pagando spesso un prezzo altissimo sul piano umano.


Il progetto La forza di partire e l’evento per i 70 anni degli accordi

Per celebrare i 70 anni dell’accordo bilaterale Italia‑Germania il COMITES di Stoccarda ha organizzato un grande evento ufficiale nella DGB Haus, con la partecipazione di istituzioni italiane e tedesche, rappresentanti della comunità e tantissimi connazionali. In quell’occasione è stato presentato in anteprima il mio documentario “La forza di partire – 70 anni di storia tra Italia e Germania”, realizzato a partire da 12 interviste a uomini e donne ultraottantenni che hanno vissuto in prima persona l’ondata di emigrazione italiana degli anni Cinquanta e Sessanta.

Le interviste sono state realizzate da Valentina Linzalata, la regia è mia, Maurizio Palese, e il progetto è stato reso possibile grazie al COMITES Stoccarda, con il contributo del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e del Consolato Generale d’Italia a Stoccarda. Non è solo un documentario: è un pezzo di memoria collettiva, che ti consiglio davvero di guardare con calma, magari la sera, senza distrazioni: “La forza di partire – 70 anni di storia tra Italia e Germania”.

Dalla fame nei campi al treno per la Germania: le origini di Michele

Michele nasce nel 1937 ad Accettura, un piccolo paese in mezzo ai boschi, in una famiglia di contadini che vive dei raccolti. Gli anni della sua infanzia sono quelli della fine della Seconda guerra mondiale: la povertà è tanta, e lui racconta con semplicità che a volte mancava persino il pane; quando il raccolto non bastava, si faceva letteralmente la fame.

Anche se il tempo passa e l’Italia lentamente cambia, per molti giovani del Sud la prospettiva resta la stessa: lavori saltuari, nessuna sicurezza, il sogno di una famiglia che sembra irraggiungibile. Michele ha 22 anni, una ragazza con cui sogna di sposarsi e un pensiero fisso: “Come faccio a mantenerla, se non ho un lavoro fisso?”. È in questo contesto che la parola “Germania” comincia a circolare non più solo come ricordo della guerra, ma come possibilità concreta di un lavoro stabile.


La decisione di partire: coraggio, conflitto e speranza

Nel 1959 Michele prende una decisione che cambierà per sempre la sua vita: andare all’ufficio di collocamento e chiedere di partire per la Germania. C’era una circolare che permetteva di emigrare con contratti regolati dall’accordo bilaterale, e lui non ci pensa due volte: chiede il modulo, lo compila e lo spedisce subito, senza dire nulla ai genitori.

Dopo solo otto giorni arriva la lettera a casa: è la chiamata per la Germania. I genitori restano sconvolti: per loro la Germania è ancora il Paese della guerra, della paura, delle sofferenze appena vissute pochi anni prima. “Non è possibile, lì c’è stata la guerra, non devi andare”, gli dicono. Ma Michele ha 22 anni, sente forte il bisogno di costruire qualcosa di suo e risponde con una frase che oggi potrebbe pronunciare qualsiasi giovane che sogna di vivere in Germania: “Io devo tentare”.

Alla fine i genitori si convincono, arriva la convocazione per la visita medica, e l’11 agosto 1959 Michele parte insieme a un gruppo di una quindicina di persone dalla provincia di Matera. Il loro viaggio li porta prima a Bari, poi a Verona, al centro di emigrazione dove le aziende tedesche reclutano i lavoratori italiani.

Il reclutamento e il primo contratto: entrare nelle Ferrovie tedesche

A Verona i lavoratori vengono accolti, fanno colazione e poi aspettano di essere chiamati dagli altoparlanti: ogni azienda annuncia il tipo di personale che cerca, età, profilo, settore. Michele ascolta finché sente pronunciare “Ferrovie federali tedesche” e non ci pensa un attimo: per lui il lavoro “allo Stato” profuma di stabilità e sicurezza.

Si presenta subito, fa un’altra visita medica, viene interrogato e alla fine gli propongono un contratto: 12 marchi e 83 al giorno, più del doppio di quello che prendeva in Italia, dove guadagnava poco più di mille lire. Per un ragazzo che viene dalla fame e da lavori stagionali, questo non è solo uno stipendio: è la prova concreta che la sua scelta di emigrazione italiana ha un senso e può dare un futuro alla famiglia che sogna di costruire.


Il primo impatto con la Germania: un altro mondo, un’altra lingua

Quando arriva in Germania, Michele ha la sensazione di essere atterrato su un altro pianeta: paesaggi diversi, odori diversi, tutto ordinato e regolato, ma soprattutto una lingua che non capisce. Da subito lo assale un pensiero molto umano: “Ce la farò davvero? Come farò a capirli?”. Se anche tu stai pensando di vivere in Germania, probabilmente almeno una volta ti sei fatto la stessa domanda.

Il suo primo lavoro è nelle Ferrovie: pulizia dei vagoni e qualsiasi mansione che il caposquadra gli propone. Michele non dice mai di no, perché sa che in un nuovo Paese devi prima di tutto conquistarti la fiducia: accetta ogni compito, si adatta, si impegna al massimo. Col tempo il capo inizia a stimarlo, gli mette una mano sulla spalla e gli affida lavori sempre diversi, riconoscendo in lui una persona seria e affidabile.

Lingua, diffidenze e integrazione: come si conquistano i tedeschi

L’impatto con il tedesco è durissimo: Michele non capisce quasi nulla, e nel suo reparto ci sono anziani colleghi che portano ancora dentro il rancore della guerra. Alcuni lo guardano con sospetto, altri, magari un po’ più avanti con gli anni, cercano di essere gentili e di tendere una mano. In mezzo a tutto questo, lui sceglie una strada chiara: mostrarsi rispettoso, chiedere scusa se serve, lavorare sodo per guadagnarsi la fiducia di tutti, italiani e tedeschi.

Per imparare la lingua si inventa un metodo semplice ma geniale: prende una matita e un foglietto, scrive le parole che sente e poi chiede il significato, memorizzandole una alla volta. È un esempio perfetto di come oggi puoi affrontare la sfida di vivere in Germania: non servono superpoteri, ma costanza, umiltà e la voglia di fare un passo in più ogni giorno.


Vivere lontano da casa: lettere, nostalgia e nuove abitudini

All’epoca non esistevano né cellulari né internet: mantenere il contatto con l’Italia significava scrivere lettere e aspettare settimane per avere una risposta. A casa non avevano nemmeno il telefono, così ogni due o tre settimane arrivavano notizie, poche righe per dire che si stava bene, che il lavoro andava e che il sacrificio aveva un senso.

Nei primi tempi in Germania Michele e gli altri italiani uscivano poco, stavano spesso chiusi in casa, un po’ per stanchezza, un po’ per timidezza con la nuova lingua. Solo dopo aver imparato qualche parola in più cominciano ad aprirsi, a uscire, a frequentare luoghi di incontro. È il passaggio delicato in cui non sei più solo “emigrato”, ma inizi davvero a vivere in Germania, con le tue abitudini, le tue relazioni, il tuo spazio nel tessuto sociale.

Amore e famiglia: sposarsi in Italia, crescere i figli in Germania

La storia di Michele non è solo lavoro: è anche una storia d’amore che attraversa Paesi e anni di distanza. Lui si innamora giovanissimo di una ragazza del suo stesso paese, anche lei di Accettura: lui 17 anni, lei 14, un legame nato tra i boschi della Basilicata e maturato poi con la prospettiva di una vita insieme in Germania.

Si sposano però in Italia, nel 1962, dopo tre anni di lavoro in Germania, necessari per mettere da parte i soldi per il matrimonio. Il 29 gennaio si sposano ad Accettura, e il 6 aprile nasce il loro primo figlio: il sogno di una famiglia, che era stato la molla per partire, diventa realtà. I figli crescono in Germania, iniziano nelle scuole italiane presenti qui, poi proseguono nel sistema scolastico tedesco, studiano, si diplomano e si laureano, rimanendo però sempre legati all’identità italiana.

Perché restare in Germania: lavoro, responsabilità e comunità

Molti italiani, dopo qualche anno, scelgono di tornare. Michele no: decide di restare in Germania e costruire qui la sua vita. Una delle ragioni è il lavoro che, col tempo, cambia e si arricchisce di responsabilità: dopo tre‑quattro anni, il capoufficio lo chiama e lo incarica di accompagnare i nuovi operai alle visite mediche e nelle varie tappe burocratiche.

Il suo ruolo diventa quello di ponte tra gli stranieri (italiani, turchi, jugoslavi) e le strutture tedesche: li accompagna alla visita medica, al Comune per la registrazione, all’ufficio di collocamento per il permesso di lavoro, alla polizia per il permesso di soggiorno. All’inizio lui stesso si sente insicuro, dice di non conoscere abbastanza il tedesco, ma un collega anziano, Giovanni, lo affianca per sei mesi, gli insegna tutto e lo trasforma in una figura chiave per l’integrazione dei nuovi arrivati. È un esempio bellissimo di come la emigrazione italiana abbia creato non solo manodopera, ma anche mediatori, punti di riferimento e comunità.

Cosa Michele ha imparato dal vivere in Germania: puntualità, dovere e umiltà

Alla fine di una vita passata tra Italia e Germania, Michele si porta dentro valori che riconosce chiaramente come “tedeschi”: la puntualità, il rispetto del dovere, l’idea che se fai bene il tuo lavoro sei ben voluto, se non lo fai non sei il benvenuto. A questi aggiunge l’onestà, la fiducia reciproca e la comprensione verso gli altri, indipendentemente dalla nazionalità.

Quando gli chiedo che consiglio darebbe oggi a un giovane che arriva in Germania, lui non parla di soldi, né di contratti, ma di atteggiamento: essere bravo e umile. Dice che l’umiltà è la chiave per entrare nelle case e nei cuori delle persone. Se ci pensi, è esattamente quello che serve anche oggi a chi vuole vivere in Germania: competenze sì, ma anche un modo di porsi che apra porte e relazioni vere.

Cosa può insegnarti oggi la storia di Michele se vuoi vivere in Germania

La storia di Michele Marchisella non è solo un ricordo in bianco e nero: parla direttamente anche a te, che magari stai valutando seriamente di trasferirti per lavoro. Ci sono almeno quattro lezioni forti che puoi portarti a casa:

  • Non esiste il momento perfetto: a volte devi “tentare”, come dice Michele, anche se famiglia e amici hanno paura.

  • La lingua si impara passo dopo passo: oggi hai corsi online, app e scuole, ma la logica è la stessa della sua matita e del suo foglietto.

  • La fiducia si conquista: dire “sì” alle responsabilità, essere affidabile e puntuale apre ancora oggi tante porte nel mondo del lavoro tedesco.

  • Umiltà e rispetto fanno la differenza: ti permettono di entrare davvero nella società tedesca, non solo di stare fisicamente sul territorio.

Se stai pensando all’emigrazione italiana in chiave moderna e ti chiedi se vivere in Germania faccia per te, storie come quella di Michele ti aiutano a guardare oltre gli stereotipi, vedendo sia le difficoltà reali che le opportunità concrete.

Guarda il documentario completo La forza di partire

Quella di Michele è solo una delle 12 storie che ho raccolto nel documentario “La forza di partire – 70 anni di storia tra Italia e Germania”. Ti invito davvero a guardarlo fino in fondo: troverai altre vite, altri percorsi, altri modi di affrontare la stessa grande scelta di partire.

Può aiutarti a capire meglio cosa significa emigrare oggi, confrontando la tua situazione con quella di chi è partito negli anni Cinquanta, senza internet, senza voli low cost e spesso senza nemmeno una vera idea di che cosa avrebbe trovato. Se ti interessa davvero vivere in Germania, questo video è un pezzo di formazione emotiva, non solo informativa.

Non perdere il documentario completo con tutte e 12 le testimonianze. È un pezzo di storia che appartiene a tutti noi italiani, ovunque nel mondo.

👉 La forza di partire – 70 anni di storia tra Italia e Germania

Un progetto del COMITES Stoccarda, interviste a cura di Valentina Linzalata, regia di Maurizio Palese, con il contributo del Ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale e del Consolato Generale Italiano a Stoccarda.

Appuntamento tra due settimane!

Tra due settimane tornerò con un nuovo video e un nuovo articolo dedicato a Maria Caracalla, un’altra delle dodici straordinarie storie di emigrazione italiana che abbiamo raccolto. Non mancate!

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A presto, Maurizio www.vivigermania.eu

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Dicono di Vivistoccarda

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