Emilia Labarile
Se stai pensando di trasferirti in Germania per lavoro, o ci vivi già da un po’, sai bene che emigrare non è mai una decisione semplice. C’è chi lo fa per necessità, chi per amore, chi per inseguire un sogno. Ma sai cosa accomuna tutti? Il coraggio di partire.
Quest’anno ricorre il 70° anniversario degli Accordi Italia-Germania, quel patto storico firmato nel 1955 che aprì le porte a centinaia di migliaia di lavoratori italiani verso la Germania. Un’emigrazione di massa che ha cambiato per sempre la vita di intere famiglie e che ha contribuito a costruire la Germania che conosciamo oggi.
Per celebrare questo anniversario, il COMITES di Stoccarda ha promosso un progetto straordinario: abbiamo intervistato 12 persone ultaottantenni — uomini e donne che quella storia l’hanno vissuta sulla propria pelle — per raccogliere le loro testimonianze dirette. Da queste interviste è nato il video documentario “La forza di Partire – 70 anni di storia tra Italia e Germania”, che ti invito calorosamente a guardare.
Le interviste sono state realizzate dalla brava Valentina Linzalata, mentre la regia è mia — sono Maurizio Palese, il fondatore di vivigermania.eu. Il progetto è stato realizzato con il prezioso contributo del Ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale e del Consolato Generale Italiano a Stoccarda.
👉 La forza di partire – 70 anni di storia tra Italia e Germania
Oggi voglio raccontarti una di queste storie. Una storia che, ne sono sicuro, ti toccherà nel profondo.
Una famiglia numerosa in tempo di guerra: le radici di Acquaviva delle Fonti
La protagonista di questa storia è una donna pugliese nata ad Acquaviva delle Fonti, un piccolo comune in provincia di Bari. Gemella, cresciuta in una famiglia numerosa, ha aperto gli occhi sul mondo in pieno periodo bellico.
“Io sono nata al tempo della guerra”, racconta con quella semplicità disarmante di chi ha davvero vissuto la storia. La campagna, il lavoro nei campi, la vita dura del dopoguerra. Niente fronzoli, niente sconti. Si andava avanti “come meglio si poteva”, come dice lei stessa.
Questa è la fotografia dell’emigrazione italiana nel secondo dopoguerra: non si partiva per capriccio o per avventura, ma per costruirsi un futuro laddove c’era lavoro. E quel lavoro, in Italia, spesso non c’era.
L’amore che cambia tutto: dalla masseria alla Germania
La sua storia con il marito comincia da bambini. Si conoscevano da vicini di masseria, due ragazzini cresciuti nelle stesse campagne pugliesi. Poi lui parte per la Germania, in cerca di lavoro come tanti altri italiani di quella generazione.
Lei rimane con la famiglia fino a 27 anni. Poi, in modo del tutto inaspettato, lui torna: si dichiara, si fidanzano. L’anno seguente si sposano, e lei lascia l’Italia.
“Pensavo che venivo un anno e poi tornavamo in Italia”, dice sorridendo. “Ma questo è stato l’anno che sono passati 57 anni.”
Cinquantasette anni. E aggiunge subito, e questo è il dettaglio che mi ha colpito di più: “No, ma non mi pento.”
Questa frase vale più di mille parole. Perché vivere in Germania non è sempre facile, soprattutto quando arrivi senza parlare la lingua, senza conoscere nessuno, in un Paese con un clima completamente diverso e abitudini lontanissime dalle tue. Eppure lei, guardando indietro a 57 anni di vita tedesca, non si pente di niente.
Le chiedo qual è il suo primo ricordo della Germania. Si ferma un secondo, poi risponde con un sorriso: “Sono caduta. Il primo giorno sulla neve. Quello non mi passa mai dalla mente.”
Un’immagine poetica e vera allo stesso tempo. Chi di noi, arrivando in Germania per la prima volta in inverno, non ha avuto la sua personale “caduta sulla neve”? Metaforica o letterale che sia.
Ma lei si rialza subito — come farà per tutta la sua vita in Germania. Trova lavoro in una sartoria. Non le piace il trattamento che riceve dai colleghi, quindi si licenzia senza esitazione. Passa a una fabbrica di cosmetici, che però fallisce. Poi va a lavorare alla Loewe Radio. Rimane incinta del figlio e lascia anche quella.
Un percorso lavorativo tutt’altro che lineare, ma lei non si ferma mai. E il motivo è semplice: è una sarta diplomata. Ha una competenza concreta, spendibile. Inizia a fare corsi di cucito per italiani attraverso il Consolato, insegna, lavora da casa, cuce abiti per musical. La sua professionalità diventa la sua ancora di salvezza.
Poi, a 72 anni — ascolta bene — a 72 anni impara a usare il computer per aiutare il figlio nell’attività di famiglia con le coperte. Questa donna non smette mai di imparare. Se stai pensando di trasferirti in Germania, prendila come esempio.
Imparare il tedesco senza corsi: il metodo della televisione
Una delle cose che mi ha stupito di più è il suo rapporto con la lingua tedesca. Non ha mai fatto corsi ufficiali — e lo dice con un filo di rimpianto — ma è riuscita a imparare il tedesco guardando la televisione.
“Me ne pento”, dice riferendosi al fatto di non aver fatto corsi. Ma nonostante questo, è andata avanti benissimo. Ha imparato i numeri sul campo, a fare la spesa, a interagire con i tedeschi giorno dopo giorno.
Se stai pianificando di trasferirti in Germania, il suo consiglio implicito è chiaro: impara il tedesco. Oggi hai strumenti che lei non aveva — app, corsi online, YouTube, piattaforme streaming. Non hai scuse. La lingua è la chiave per integrarsi davvero e per trovare un lavoro che valga la pena.
Molti italiani che conosco hanno sempre in testa il “piano del ritorno”. Prima o poi tornerò in Italia. Ma poi gli anni passano, i figli crescono, mettono radici, costruiscono la loro vita. E tu rimani.
È esattamente quello che è successo a lei. “Lui voleva tornare in Italia”, dice del figlio. “Poi ha trovato una ragazza che adesso è la moglie e siamo rimasti in Germania.” Il figlio ha la musica, il lavoro, la famiglia. Il padre è sepolto lì.
La decisione di vivere in Germania in modo permanente, spesso, non è il risultato di una scelta razionale a tavolino. È la somma di tante piccole scelte quotidiane, di legami che si costruiscono, di radici che crescono anche su un terreno straniero.
Italiana o tedesca? L‘identità che cambia vivendo all’estero
Le chiedo che abitudini tedesche ha fatto sue nel corso di tutti questi anni. La risposta è immediata e mi fa ridere: “Solo la puntualità. Il resto è rimasto tutto italiano.”
Cucina italiana, mentalità italiana, valori italiani. Ma la puntualità — quella tipica ossessione tedesca per gli orari — l’ha adottata con entusiasmo. Anzi, a sentir lei, è diventata la sua battaglia personale: “Io odio quando arrivano tardi. Se io ho un orario, lo rispetto.”
Questo mi sembra un ottimo consiglio pratico per chiunque voglia emigrare in Germania e integrarsi nel mondo del lavoro tedesco: la puntualità non è optional, è un requisito fondamentale. I tedeschi la considerano una questione di rispetto, non di rigidità.
Il suo consiglio finale per i giovani che vogliono partire? “Paese che vai, usanza che trovi.” Non cercare di importare tutto ciò che sei stato, ma essere abbastanza flessibili da adottare le buone pratiche del Paese che ti ospita. Senza però perdere la tua identità.
Cosa ci insegna questa storia sull’emigrazione italiana oggi
Ascoltare queste testimonianze è un’esperienza che consiglio a chiunque stia pensando di trasferirsi in Germania. Non per spaventarti, ma per darti una prospettiva reale su cosa significa costruire una vita in un altro Paese.
Questa donna ha lasciato la Puglia a 28 anni, è caduta sulla neve il primo giorno, ha cambiato quattro lavori, ha imparato il tedesco dalla TV, ha cresciuto un figlio, ha cucito abiti per musical, ha imparato il computer a 72 anni. E non si pente di niente.
L’emigrazione italiana in Germania ha una storia lunga e ricca. Chi è venuto prima di noi ha aperto una strada. Il nostro compito, oggi, è percorrerla con la stessa determinazione — ma con strumenti molto migliori a disposizione.
Guarda il documentario “La Forza di Partire”
Non perdere il documentario completo con tutte e 12 le testimonianze. È un pezzo di storia che appartiene a tutti noi italiani, ovunque nel mondo.
👉 La forza di partire – 70 anni di storia tra Italia e Germania
Un progetto del COMITES Stoccarda, interviste a cura di Valentina Linzalata, regia di Maurizio Palese, con il contributo del Ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale e del Consolato Generale Italiano a Stoccarda.
Appuntamento tra due settimane!
Tra due settimane tornerò con un nuovo video e un nuovo articolo dedicato a Michele Marchisella, un’altra delle dodici straordinarie storie di emigrazione italiana che abbiamo raccolto. Non mancate!
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A presto, Maurizio www.vivigermania.eu
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Maurizio Palese
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