Dalle baracche al sindacato

Dino Di Croce: a 17 anni iniziando dalle baracche al sindacato

Quando si parla di emigrazione italiana verso la Germania, spesso si pensa ai numeri, ai contratti di lavoro, agli stipendi. Ma dietro tutto questo ci sono storie vere, fatte di paura, sacrifici e anche di grande coraggio. Io queste storie le ho ascoltate da vicino.

In occasione dei 70 anni degli accordi tra Italia e Germania, abbiamo realizzato un progetto molto importante insieme al COMITES di Stoccarda: una serie di interviste a 12 italiani ultra ottantenni che hanno vissuto in prima persona l’emigrazione italiana del dopoguerra.

Da queste testimonianze è nato il documentario “La forza di partire”, che ti consiglio davvero di guardare a questo link.
Oggi voglio raccontarti una di queste storie. Una storia che, secondo me, rappresenta perfettamente cosa significa davvero vivere in Germania partendo da zero.

Il progetto La forza di partire: memoria e identità dell’emigrazione italiana

Questo progetto nasce con un obiettivo molto chiaro: non dimenticare. Non dimenticare cosa è stata l’emigrazione italiana, cosa hanno vissuto le persone che sono partite prima di noi e quanto hanno contribuito a costruire la comunità italiana in Germania.

Le interviste sono state realizzate da Valentina Linzalata, mentre la regia è mia. Il progetto è stato sostenuto dal Ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale e dal Consolato Generale Italiano a Stoccarda.

È un lavoro che va oltre il semplice racconto: è memoria storica, è identità, è consapevolezza. Perché se oggi tanti italiani scelgono di vivere in Germania, è anche grazie a chi ha aperto la strada decenni fa.

Avevo 17 anni: la partenza tra sogni e necessità

Il protagonista di questa intervista è Dino Di Croce che parte per la Germania prima ancora di compiere 17 anni. Non è una scelta pianificata come oggi. È un’occasione.

In Italia la situazione era semplice: pochi soldi, poco lavoro, ma tanta umanità. Nei piccoli paesi, però, il futuro sembrava già scritto. Prima o poi dovevi andare via.

E la Germania diventava quasi un mito. Si sentiva parlare di stipendi orari altissimi per l’epoca, delle “ragazze bionde”, delle sigarette straniere che sembravano oggetti di lusso. Tutto contribuiva a creare un’immagine quasi irreale.

Finché arriva la proposta del padre: “Perché non vieni con me in Germania?” E così, senza troppi programmi, parte.

Il viaggio verso la Germania: tra paura e speranza

Il viaggio è lungo. E soprattutto è pieno di emozioni contrastanti. Attraversare il Brennero, di notte, non è solo un passaggio geografico. È un momento psicologico fortissimo: si lascia l’Italia e si entra in un mondo sconosciuto. Da una parte la curiosità, dall’altra la paura.

I racconti della guerra erano ancora vivi. La parola “tedeschi” portava con sé immagini pesanti. E poi c’era la lingua: dura, incomprensibile, quasi minacciosa per un ragazzo così giovane.

Eppure, guardando i paesaggi della Baviera, nasce anche una prima sensazione positiva. Una speranza.

Il primo impatto: vivere in Germania nelle baracche

Ma la realtà, appena arrivato, è completamente diversa da quella immaginata. Niente sogni, niente “Germania ricca”. Ci sono le baracche.

Dormitori vicino alla fabbrica, circondati da recinzioni, con accessi controllati. Un ambiente che, per un ragazzo di 17 anni, ricorda addirittura i campi visti nei film sulla guerra. È uno shock.

Quello è il vero volto dell’emigrazione italiana di quegli anni: condizioni difficili, isolamento, vita dura. Il giorno dopo l’arrivo, senza quasi capire cosa stia succedendo, è già al lavoro.

Lingua e solitudine: sentirsi straniero in tutto

Uno degli aspetti più difficili del vivere in Germania, soprattutto all’inizio, è la lingua. Non capire nulla significa sentirsi completamente isolati.

Dino racconta una sensazione molto forte: il tedesco gli sembrava un linguaggio militare, aggressivo, quasi ostile. Non perché lo fosse davvero, ma perché non lo capiva.

E quando non capisci, tutto fa più paura.

Anche i rapporti con i tedeschi sono praticamente inesistenti all’inizio. Si vive tra italiani, si lavora, si dorme, si resiste. E basta.

La vita quotidiana degli emigrati italiani

Ci sono dettagli che fanno capire meglio di qualsiasi dato cosa fosse l’emigrazione italiana. Come il fatto che nel tempo libero si andava… in stazione. Sì, in stazione.

Perché era l’unico luogo che rappresentava un collegamento con l’Italia. Era lì che arrivavi, ed era lì che, forse, un giorno saresti ripartito.

Oppure le lettere.

Chi sapeva scrivere aiutava gli altri. Il protagonista diventa una sorta di “scrivano” per i connazionali, scrivendo lettere alle famiglie. E spesso aggiungeva parole che gli altri non avevano il coraggio di dire: nostalgia, affetto, amore. Sono piccoli gesti, ma raccontano una grande umanità.

Dal lavoro alla consapevolezza: capire la Germania

Con il tempo cambia tutto.

Non solo perché si impara la lingua, ma perché si inizia a capire davvero la società tedesca. E qui arriva uno dei passaggi più importanti della sua storia. Capire la Germania. Non solo viverci, ma comprenderla.

Lui lo spiega con una frase molto forte: bisogna capire se vuoi essere “incudine o martello”. Tradotto: devi decidere che ruolo vuoi avere nella tua vita. Questa consapevolezza lo porterà a una lunga carriera come sindacalista nel settore metalmeccanico, dove lavorerà per oltre 30 anni, aiutando altri lavoratori a difendere i propri diritti.

Amore, famiglia e identità: costruire una vita tra più Paesi

In Germania non trova solo lavoro. Trova anche l’amore. Conosce quella che diventerà sua moglie in modo semplice, quasi casuale, in un locale. Da lì nasce una relazione basata su rispetto e scelte condivise. Insieme andranno anche in Canada, dove si sposeranno e avranno figli.

Una famiglia internazionale, con tre cittadinanze e tre lingue. E qui emerge un concetto molto moderno: l’identità non è una sola. Non sei solo italiano, o solo tedesco. Sei un insieme di esperienze.

Tornare in Italia? Non sempre è possibile

Una parte molto interessante riguarda il ritorno in Italia.

Dopo anni all’estero, prova a tornare. Ma si rende conto di una cosa importante: non si sente più completamente a casa. È cambiato.

La Germania gli ha dato tanto, lo ha trasformato. E tornare indietro non è così semplice come si pensa. Alla fine decide di restare in Germania. Non per obbligo, ma perché è lì che ormai si trova il suo equilibrio.

Il consiglio per chi vuole vivere in Germania oggi

Alla fine dell’intervista, arriva il consiglio che secondo me vale più di tutto. Non riguarda solo il lavoro. Riguarda la mentalità.

  • Impara davvero la lingua, non solo per sopravvivere ma per capire la società.

  • Chiediti cosa vuoi essere nella vita.

  • Cerca di capire gli altri, non giudicare senza conoscere.

  • Non dimenticare mai da dove vieni.

E soprattutto: ricordati che sei prima di tutto una persona. Non un numero, non un contratto, non un emigrato. Una persona.

Perché questa storia è importante ancora oggi

Se oggi stai pensando di trasferirti e di vivere in Germania, questa storia può insegnarti molto. Le condizioni sono cambiate, certo. Ma alcune dinamiche sono ancora le stesse: la lingua, l’integrazione, il sentirsi stranieri, il costruirsi una vita da zero.

L’emigrazione italiana non è solo passato. È anche presente. E conoscere queste storie ti aiuta a partire con più consapevolezza.

Guarda il documentario completo

Se vuoi capire davvero cosa significa emigrazione italiana in Germania, ti consiglio di guardare il documentario completo: “La forza di partire – 70 anni di storia tra Italia e Germania”

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Dicono di Vivistoccarda

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